4 “I” per la coesione della squadra – le sorprese del numero 4!

Scusate… stavo solo testando se titoli come questo funzionano davvero 🙂

Torniamo seri: l’altro giorno abbiamo scritto di come gestire le situazioni nelle squadre in cui ci sono “cricche” o “sottogruppi” e “fuori squadra” nella nostra formazione sul team coaching (ulteriori informazioni su questa formazione si trovano qui). Potreste diventare consapevoli di questi diversi raggruppamenti come team coach, come leader, come compagno di squadra, come facilitatore. Potreste osservare alcuni membri del team parlare tra loro più di altri, forse sono amici al di fuori del lavoro o condividono gli stessi interessi. Nelle sessioni di team coaching o nei workshop si riuniscono negli stessi luoghi o scelgono di stare negli stessi piccoli gruppi per collaborare.

Ecco quindi il famoso (beh, credo che ora lo sia :-)) processo a 4 “I” su come affrontare la situazione:

È un problema? Se non lo è: Ignorarlo!

Spesso si presume che la presenza di sottogruppi in squadra sia un segno di “mancanza di coesione” o di conflitto. Credo che questo si basi su presupposto teorico: pensiamo di sapere come dovrebbe essere un team perfetto (prendiamo uno dei modelli più diffusi) e confrontiamo il nostro team con quel modello “ideale”. Dimentichiamo che a) nessun team è ideale, b) ogni team è composto da persone diverse che collaborano in modo diverso e c) ogni team ha compiti diversi e quindi ha bisogno di modi di collaborazione diversi. Quindi, in realtà, potrebbe non essere affatto un problema. I membri del team possono essere perfettamente a loro agio nononstante le “cricche” o i “sottogruppi”. Se tutti si sentono felici e disposti a fare del loro meglio: Ignorate la questione.

Se sembra essere un problema, condividi la tua osservazione in termini concreti e osservabili: Investigare

Non condividete interpretazioni: “Abbiamo problemi di esclusione nella nostra squadra” o “Non c’è coesione di squadra”, ma condividete SOLO ciò che state osservando: “Non facciamo quasi niente insieme come squadra, di solito Fred, Martha e James fanno le cose insieme e Rick, Paula e Anne collaborano. A volte ci ritroviamo con idee diverse su dove stiamo andando come squadra; per esempio, la scorsa settimana metà di noi pensava che avremmo dovuto completare il progetto giovedì e stava correndo come un matto, mentre l’altra aveva capito che la scadenza era lunedì prossimo e stava prendendo le cose molto alla leggera. Ovviamente ci siamo arrabbiati l’uno con l’altro. Possiamo parlarne?” Insomma, osservate – non prendetevela. Se proprio dovete “interpretare” qualcosa, interpretate che tutti hanno buone intenzioni.

Cosa Invece?

Chiedete cosa vuole la squadra invece di andare a caccia di colpevoli. È naturale che ad alcune persone piaccia stare con specifiche persone più che ad altre – quindi invitate il team a definire un quadro ricco di immagini di come vogliono che sia la loro collaborazione. Come si accorgeranno che stanno collaborando bene come un’intera squadra? Puntate ad ottenere dettagli concreti (sento che mi sto ripetendo, ma è così importante questo passaggio!)

Invitare il team a sperimentare e osservare

Adoro l’esperimento della “missione segreta”. Non ricordo da chi l’ho imparato, né da Ben Furman né da Daniel Meier, quindi perdonatemi se vi sto citando male. Va così: Ogni membro del team trova una “missione segreta” per se stesso: ognuno farà qualcosa per aiutare il team a collaborare meglio, ma non dirà a nessun altro cosa sta facendo. Dopo un po’ di tempo, tutti si riuniscono e provano ad indovinare chi ha fatto cosa per la squadra. In un team workshop che ho condotto, li ho invitati a prendere un foglio di carta, a scriverci il loro nome e poi a passarlo intorno al tavolo. Tutti gli altri membri del team a turno hanno scritto quello che pensavano la persona avesse fatto per la squadra sotto il suo nome sul foglio. Quando il foglio ritornava alla persona che ha scritto il proprio nome, sono rimasti sorpresi da ciò che gli altri hanno osservato. Si sentiva salire l’energia e la gioia nella stanza. Una persona aveva persino creato una e-mail e mandato a tutti dei complimenti ogni settimana!

Ok, forse non sono 4 ma 5 “I” e forse non sono affatto delle “I” :-), ma in fondo, a chi interessa, giusto? 🙂 L’importante è riuscire a gestire in modo utile la presenza di “sottogruppi” nel team.

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