MAI chiedere PERCHE’! – ma… perché?

In molte scuole di coaching o corsi di leadership si impara a non chiedere MAI “perché”. E questo perché:

  • Attribuisce la colpa
  • E’ una richiesta di giustificazione
  • Porta ad approfondire la discussione del problema
  • Può bloccare una squadra

Ecco un esempio:

  • A: “Non mi piace presentare, sono sempre super nervoso?”
  • B: “Ma perché sei nervoso?”
  • A: “Quando andavo a scuola e venivo interrogato, i miei compagni di classe mi prendevano sempre in giro”.
  • B: “Perché ti prendevano in giro?”
  • A: “Perché ero sempre insicuro”.
  • B: “E perché?”
  • A: “Perché penso che mia madre si sia presa cura solo di mio fratello maggiore, mai di me”.
  • B: “E perché?”
  • A: “Non lo so… comunque credo di essere profondamente traumatizzato…”.

E Tada!! Da un semplice problema – “Come parlare in pubblico con maggiore fiducia” – abbiamo chiuso a noi stessi in un angolo che sarà ben difficile da lasciare. Male per il cliente, bene per il coach o il terapeuta.

Nelle scuole di ingegneria meccanica o in altri settori tecnici, la domanda “perché” ha sempre una risposta molto migliore. C’è la tecnica dei “5 why” che invita ad andare alla radice di un problema tecnico. I problemi tecnici hanno il vantaggio che si verificano in un sistema molto più vincolato rispetto al complesso sistema delle relazioni umane. Nei sistemi “complicati”, si possono significativamente discernere causa ed effetto. Proviamo con un esempio:

  • A: La mia bicicletta non funziona
  • B: Perché?
  • A: Quando vado in bicicletta, fa questo rumore “bump, bump, bump, bump”.
  • B: Perché?
  • A: Penso di avere una gomma a terra
  • B: Perché?
  • A: Ho attraversato alcuni vetri rotti

Lezione appresa: riparare lo pneumatico, non passare attraverso il vetro rotto

Ma ESISTONO buone domande “perché” nella leadership e nel coaching? Ne stavo discutendo con un gruppo durante il corso “Coaching-Fundamentals” e abbiamo fatto degli ottimi esempi:

  • A: Mi piacerebbe poter delegare meglio?
  • B: Perché?
  • A: La mia squadra sarebbe molto più veloce e avrei meno da fare.
  • B: E perché è una cosa buona?
  • A: Perchè il mio equilibrio tra lavoro e vita privata sarebbe molto migliore…

Alcune domande “perché” in realtà stanno indagando “le tue buone ragioni” o la motivazione a fare le cose. In realtà sono più domande “per cosa” che domande “perché”. Invitare le persone a pensare a ciò che rende preziosi i loro progetti è un’ottima direzione da seguire per i coach ed i leader 😊.

E comunque se vuoi sapere PERCHE’ è un’ottima direzione, potresti partecipare a uno dei nostri prossimi Virtual Coaching Cafè:

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