Stimolare la cultura del coaching

“Come si “crea” la cultura del coaching in un’organizzazione? Cosa posso fare per “impiantare” la cultura del coaching nella mia organizzazione?”. Queste sono domande valide che HR, manager, talent developer, sviluppatori organizzativi e leader si pongono spesso in questi tempi. Hanno scoperto i benefici del coaching e vorrebbero che tutti nella loro organizzazione condividessero la gioia. Si sono resi conto di quanto le persone possano essere più efficaci e quanto più velocemente possano crescere quando vengono spinte a riflettere da sole piuttosto che dire loro cosa fare. Ricordiamo la citazione di Steve Jobs: “Non ha senso assumere persone intelligenti e poi dire loro cosa fare – assumiamo persone intelligenti perché ci dicano cosa fare”.

Il pericolo è che le persone armate di entusiasmo ritrovato per il coaching inizino ad evangelizzare nella loro organizzazione e ad allontanare chiunque non voglia essere “convertito”. A volte iniziative ben intenzionate vanno male perché la mentalità del coaching esce dalla finestra ed è sostituita da un fervore quasi missionario per fare di tutti dei grandi coach. Ho visto indicatori di performance e obiettivi annuali che specificano “lo sviluppo delle competenze di coaching” o “l’adozione di un coaching mindset”. Un altro meccanismo spesso usato è un’ampia diffusione di programmi standard (quasi) obbligatori di formazione per coach.

Ok, devo ammettere che non ho visto i dati, ma a me sembra che queste iniziative non possano funzionare. In un certo senso, e rimanendo nella metafora, non stanno praticando ciò che predicano. Semplicemente non si può “fare” di qualcuno un coach che non vuole essere un coach. Si genererà cinismo (ben fondato) e resistenza (sì, proprio così!).

E cosa si vorrebbe invece? Se vuoi andare veloce, vai piano. Ecco alcune delle cose che potresti prendere in considerazione (ma come sempre, dovrai verificare cosa funziona nella tua organizzazione – non c’è qualcosa che vada bene per tutti):

Definire “cultura del coaching”

Supponiamo che tu abbia la migliore cultura di coaching nell’universo conosciuto, come lo sapresti? Cosa noteresti? Cosa noterebbero gli altri? Come reagirebbero? Come risponderebbero gli altri? — Creati una ricca immagine di ciò che vedresti. Includi tutte le aree della tua organizzazione:

  • come sarebbe diverso il reclutamento?
  • come sarebbe diverso l’onboarding?
  • in che modo il performance management sarebbe diverso?
  • come sarebbe diverso il talent development?
  • come sarebbe diversa la pianificazione delle carriere?
  • come sarebbero diverse le uscite dall’azienda?
  • come sarebbero diverse le diverse unità dell’azienda?

Inizia sempre guardando le risorse

Su una scala da 1 a 10, dove 10 significa che la vostra organizzazione è esattamente dove vorreste che fosse, dove siete ora in questi campi? Cosa sta già funzionando bene? Chi sono le persone che stanno già “vivendo” una cultura del coaching?

Lavorare con le risorse

L’evoluzione supera la rivoluzione. Iniziate con quelle aree della vostra azienda che stanno già sposando una mentalità di coaching. Evidenziate i loro successi, rendeteli attraenti. Chiedetevi: “Se fossimo un gradino più in alto nella scala, che cosa vedremmo?” e via per quei piccoli passi. E lavorate solo con coloro che vogliono lavorare con voi – si convinceranno abbastanza presto se vedranno che è più facile e più divertente lavorare in una “modalità di coaching”.

Non si può “creare” o “stabilire” una cultura del coaching – si può solo favorirla. Come dice il nostro amico Daniel Meier di Solutionsurfers: “L’erba non cresce più velocemente se la tiri”.

Se vuoi saperne di più vieni a uno dei nostri “Free Virtual Coaching Cafè”.

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